8 settembre 2022 – il nostro messaggio alla manifestazione di Amburgo

8 settembre 1943 – 8 settembre 2022

Sono passati 79 anni, ma ancora è il momento di ricordare l’8 settembre italiano, data simbolo della condizione dei popoli e degli individui abbandonati nelle guerre, nelle carestie, nell’inedia e nel vuoto delle periferie del mondo. Oggi come allora uomini e donne sono vittime di interessi economici, di cattivi governanti, di guerre decise da altri, di fanatismi religiosi e razziali, di sfruttamento schiavistico e sono costretti a mettersi in gioco per una vita dignitosa, per la pace, per la libertà.
Tradimento verso gli italiani fu la vergognosa fuga del re, di Badoglio e dei responsabili politici che, dopo aver stretto una sanguinosa alleanza con la Germania nazista e portato il Paese in guerra, fuggirono nell’ora della resa dei conti, come gli alti gradi militari che disertando abbandonarono alla
loro sorte i sottoposti.
Ricordiamo i militari e civili che seppero reagire agli occupanti tedeschi e ai loro servi repubblichini con la Resistenza armata in Italia e all’estero.
Con il loro NO alla divisa nazi fascista oltre 600.000 IMI disarmati fecero la stessa scelta consapevole nei Lager del Reich, difendendo la dignità della Nazione e sacrificando la libertà personale per l’idea di una diversa umanità.
Per i tedeschi gli italiani tradirono l’alleanza, ma la richiesta di armistizio fu legittimata dai rovesci militari e dal crollo del fronte interno, piegato da lutti, fame, bombardamenti, dalla messa a nudo della boria fascista che aveva portato a una guerra che nessuno in Italia, tranne i più fanatici, voleva più.
I tedeschi lo sapevano bene e sin da maggio si prepararono alla uscita dell’Italia dalla guerra. Dopo la caduta di Mussolini numerose divisioni vennero inviate in Italia per opporsi all’offensiva degli anglo-
americani, predisponendo al contempo piani segreti per occupare la penisola e disarmare i reparti del Regio esercito su tutti i fronti di guerra. Si trattò dunque di reciproco tradimento.

prigionieri italiani a Bolzano

Traditi furono i militari italiani fucilati dopo la resa a Cefalonia o arresisi in Grecia e nei Balcani, con la promessa del rimpatrio, disarmati e deportati nel Reich, sfruttati come schiavi di Hitler.
Traditi, disprezzati e dimenticati come li ha definiti Gerhard Schreiber.
Quasi 80 anni di pace e libertà non hanno reso loro giustizia.
Ingombranti per il numero e le responsabilità che le loro vicende denunciavano, sono stati rimossi a lungo dal comune senso storico del Paese e sacrificati, in nome degli equilibri della guerra fredda,
sull’altare della real politik, delle convenienze diplomatiche e degli affari.
Esclusi negli anni ’60 dal risarcimento tedesco per i danni di guerra, furono concessi agli IMI solo i vantaggi pensionistici previsti per gli ex combattenti.

Lodovico Lisi – La cattura

Nel 2000 fecero richiesta di indennizzo alla fondazione “Memoria, responsabilità e futuro” oltre 130.000 reduci, anche civili. Le domande degli IMI vennero respinte con un falso storico in quanto considerati prigionieri di guerra, uno status di cui non avevano usufruito nel 1943 quando erano stati esclusi dai benefici della Convenzione di Ginevra. Pochi richiedenti rinchiusi nei campi di sterminio e di rieducazione furono risarciti. Evidentemente deportazione in condizioni schiavistiche e lavoro
coatto di cui approfittarono le imprese del Reich, non ebbero alcun peso nella decisione tedesca. Tutto questo nel silenzio del nostro governo.
L’avvio di cause civili individuali e di gruppo, oltre una cinquantina alla metà degli anni 2000, l’evidenza delle prove, l’ostinato e pregnante lavoro di pochi avvocati hanno portato a sentenze contro la Germania per crimini di guerra e contro l’umanità, a condanne pecuniarie, a sequestri preventivi di beni tedeschi in Italia.Nel 2008 un accordo stretto fra i ministri degli esteri Steinmeier e Frattini ha portato alla creazione di una commissione storica bilaterale, e di un fondo di circa 4 milioni di Euro per progetti di salvaguardia della memoria di deportazioni e stragi dei cittadini italiani, Questo è quanto la Germania ha voluto mettere sul piatto; in cambio l’Italia ha sospeso l’esecutività delle sentenze dei suoi tribunali.
Lo sviluppo di progetti web contribuisce senz’altro alla ricerca su IMI e stragi, aiuta la didattica, produce turismo storico di cui usufruisce la stessa Berlino, favorisce i rapporti fra studiosi di diverse
nazioni. Non poco, ma Memoria delle vittime italiane è anche Memoria di un’ingiustizia che non si vuole sanare.
Nel 2012 Il ricorso a L’Aja da parte della Repubblica Federale contro le decisioni dei giudici italiani ha mostrato la pervicacia tedesca nel non ammettere le proprie responsabilità, l’asservimento dei nostri
governi, il carattere eminentemente politico della sentenza del tribunale internazionale, a salvaguardia degli Stati anche in caso di crimini contro l’umanità.
Siamo stati i primi a denunciare con Claudio Sommaruga la gravità della decisione e ci siamo sentiti sollevati quando la Corte costituzionale italiana ha dichiarato che la sentenza de L’Aja è lesiva dei diritti individuali inviolabili garantiti dalla Costituzione nata dalla Resistenza.

Nel 2022 la vicenda degli IMI è tornata alla ribalta. La Germania ha sollecitato nuovamente il tribunale de L’Aja a richiamare l’Italia per le decisioni dei suoi tribunali. Immediatamente l’Italia con
una legge ha stanziato 55 milioni di Euro, da erogare in cinque anni, destinate ai ricorrenti (eredi) nelle cause passate in giudicato, dando possibilità ad aprirne di nuove entro il 29 ottobre. Nello stesso
tempo ha annullato l’esecutività delle sentenze italiane, restituendo alla Germania i beni posti sotto pignoramento cautelativo.
Il governo tedesco dice basta e l’Italia si inchina, assumendosi le responsabilità della Germania, utilizzando fondi europei per mettere una pietra tombale sulla vicenda degli schiavi di Hitler.
Si tratta dell’ennesima beffa che premierà solo i pochi che hanno voluto affidarsi a percorsi giudiziari con conseguente sacrificio di tempo, denaro e senza garanzia di risultato.
Questa la situazione oggi 8 settembre 2022.

Noi facciamo ricerca storica, abbiamo raccolto documenti e videotestimonianze, prodotto una mostra, lavorato con le scuole, con enti di ricerca anche tedeschi, promosso iniziative pubbliche e inaugurato
lapidi.
Come voi riteniamo che non sia possibile una Memoria pubblica che non sia anche Giustizia pubblica, unica garanzia di un comune orizzonte europeo di pace e libertà.
Per questo siamo lieti che in Germania la vostra associazione agiti la nostra stessa bandiera.
Un abbraccio


Valter Merazzi e Maura Sala – Centro studi Schiavi di Hitler, Cernobbio (Como)

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